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Maggio 2012
Aloísio Lorscheider, un Concilio per servire e salvare
  di: José Oscar Beozzo


Aloísio Lorscheider (1924-2007), dei francescani minori, aveva 37 anni, quando, nel febbraio 1962, fu nominato vescovo di Santo Ângelo (Brasile, Stato di Rio Grande del Sud), lo stesso anno dell'apertura del Concilio Vaticano II. La sua partecipazione all'evento fu notevole, sia per gli interventi scritti inviati all'assemblea (sette), sia per l'opera di ricezione dello stesso, di cui fu una figura chiave in Brasile e in America latina. Dopo gli studi ecclesiastici con i francescani in Brasile, conseguì il dottorato in teologia dogmatica presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma (1949-1952).  Rientrato in Brasile, fu professore di teologia dogmatica a Divinópolis (nello Stato di Minas Gerais), ma cinque anni dopo fu richiamato a Roma per l'insegnamento della teologia presso l'Ateneo Antonianum (1958-1962). 

 

PARTECIPAZIONE SIGNIFICATIVA AL CONCILIO

 

Aloísio Lorscheider, appena consacrato vescovo, fu immediatamente convocato da mons. Helder Câmara, segretario generale della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), per coordinare la piccola commissione teologica incaricata di analizzare i primi schemi conciliari e consigliare teologicamente l'episcopato brasiliano. Il 29 novembre 1963 fu eletto dall'assemblea conciliare come membro del Segretariato per l'unione dei cristiani. Così partecipò attivamente al lavoro redazionale di schemi fondamentali, come quello sull'ecumenismo (Unitatis redintegratio), sulla libertà religiosa (Dignitatis humanae), sul rapporto con i non cristiani (Nostra aetate) e fece parte di commissioni miste che stavano preparando gli schemi che avevano a che fare con il Segretariato, come quello sulla Parola di Dio (Dei Verbum) e sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et spes).

 

PROFEZIA DEL CONCILIO IN BRASILE

 

Nel 1964 fu eletto, quasi all'unanimità, presidente della Commissione teologica della Cnbb. Negli anni seguenti, segnati dall'impegno di ricezione delle grandi linee del Concilio nella vita della Chiesa del Brasile, attraverso il Piano di pastorale d'insieme, mons. Aloísio fu segretario generale della Cnbb (1967-1971) e per due volte presidente (1971-1974; 1974-1977). Trasferito all'arcidiocesi di Fortaleza, nello Stato di Ceará (1973-1995), nel 1976 Paolo VI lo elevò alla porpora cardinalizia. La sua attività a Fortaleza fu caratterizzata dallo sforzo di tradurre "il Concilio Vaticano II nella pastorale di una Chiesa particolare". Da Fortaleza passò all'arcidiocesi di Aparecida, nello Stato di San Paolo (1995-2004), dove morì come arcivescovo emerito il 23 de dicembre 2007.

 

PROFEZIA DEL CONCILIO IN AMERICA LATINA

 

 Delegato del Brasile alla Conferenza di Medellín (1968), estese la sua attività in  America latina e Caraibi, come primo vicepresidente del Consiglio episcopale latinoamericano - Celam (1972-1974) e, quindi, suo presidente per tre mandati consecutivi (1974-1975; 1975-1976 e 1976-1978). Per la morte di Paolo VI e, immediatamente dopo, di Giovanni Paolo I, l'ultimo mandato fu prolungato fino alla celebrazione posticipata della III Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano, a Puebla (1979). Fu uno dei tre presidenti della Conferenza ed ebbe un'influenza decisiva sui suoi orientamenti, grazie alla sua autorevole parola all'apertura dei lavori, riuscendo ad inquadrare il  discorso inaugurale di Giovanni Paolo II nella prospettiva delle urgenze del continente e nella tradizione della pastorale e della riflessione teologica latinoamericana: "Il grido della speranza e dell'angustia dei nostri popoli, che giunge fino a questa conferenza, chiede una risposta profetica, un impegno di incarnazione della Parola di Dio nella nostra vita e nel nostro annuncio. Siamo qui come pastori che camminano davanti alle loro pecore (Gv 10,4)". E continuava: "I principi sempre presenti nel Documento di lavoro sono quelli della comunione e della partecipazione, come metodo per giungere alla vera liberazione".

 

DIFENSORE DELLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE

 

Nei conflitti degli anni ‘80, che videro il Celam e, poi, la Congregazione per la dottrina della fede opporsi alla Teologia della Liberazione, mons. Aloísio, presidente della Commissione della dottrina della Cnbb, insieme al presidente della medesima, mons. Ivo Lorscheiter, e al cardinale arcivescovo di San Paulo, mons. Paulo Evaristo Arns, accompagnò il teologo Leonardo Boff a Roma nel suo colloquio con il card. Joseph Ratzinger (7 settembre 1984), ritenendo legittima la sua riflessione teologica e giudicandola nella linea pastorale della Chiesa del Brasile, messa in questione da Roma. Mons. Aloísio contestò il fatto che finisse direttamente a Roma un processo che invece avrebbe dovuto svolgersi in prima istanza presso la Chiesa del Brasile. Contemporaneamente, sosteneva che la Commissione della dottrina della Cnbb avrebbe continuato il suo lavoro in maniera positiva e non inquisitoriale.

Nella preparazione della celebrazione dei 500 anni dell'evangelizzazione dell'America latina, la Conferenza Latinoamericana dei religiosi (Clar) preparò, per i nove anni seguenti, un sussidio, La tua Parola è Vita, destinato a orientare la lettura orante della Bibbia nelle comunità. Il Celam ne proibì la pubblicazione e divulgazione nel continente, ma la Conferenza dei religiosi del Brasile (Crb) diede alle stampe i nove fascicoli, con la benedizione di mons. Aloísio che nella prefazione scrisse: "È un progetto molto ben pensato. Forse la cosa migliore e più indovinata finora elaborata nel cammino verso Santo Domingo" (Tua Palavra é Vida 1, p. 9).

 

A FAVORE DELL'ORDINAZIONE DEI "VIRI PROBATI"

 

Fu più volte eletto come delegato del Brasile al Sinodo dei vescovi. La Santa Sede lo nominò membro del segretariato permanente del medesimo. Nel Sinodo del 1971 sulla vita e il ministero dei presbiteri presentò la posizione maggioritaria della Cnbb in favore dell'ordinazione di uomini sposati perché migliaia di comunità ecclesiali di base non fossero private dell'eucaristia e dell'assistenza pastorale. Nel Sinodo del 1990, il settimanale Famiglia Cristiana lo intervistò: "(domanda) Al Sinodo si discute molto sull' ordinazione dei cosiddetti viri probati, cioè uomini sposati di provata fede. Lei è d'accordo? (risposta) In certe situazioni si devono poter ordinare queste persone. Vi sono comunità cristiane, e non solo nel Terzo Mondo, che desiderano l' eucaristia e non possono riceverla. Bisogna studiare seriamente la questione. (domanda) Al Sinodo del 1971, sempre sul sacerdozio, 87 padri sinodali votarono una mozione nella quale si chiedeva alla Santa Sede di studiare questa stessa questione. Dopo vent'anni siamo ancora al punto di partenza? (risposta) Può darsi che la Santa Sede abbia studiato la questione. A noi finora non è stato detto nulla circa i risultati. E allora io insisto e dico: se ancora non avete studiato, mettetevi al lavoro" (Famiglia Cristiana, 24/10/1990, p. 51).

 

FAUTORE DELLA COLLEGIALITÀ EPISCOPALE

 

In vari interventi nei Sinodi insistette perché essi diventassero espressione della collegialità episcopale, con carattere deliberativo e non soltanto consultivo. Presidente, varie volte, della Commissione episcopale della dottrina della Cnbb riuscì a difendere e ampliare una delle grandi eredità del Concilio: la stretta collaborazione tra teologi, teologhe e vescovi nella Chiesa del Brasile.

 

VANGELO VISSUTO IN POVERTÀ

 

In occasione dei 40 anni dalla fine del Vaticano II tracciò un bilancio delle linee maestre del Concilio condensandole su due vertenti, quella dell'aggiornamento e del dialogo, come segue: "È stato un Concilio convocato non per definire o condannare, ma per servire e salvare. Il suo punto di riferimento è stato Gesù Cristo, Profeta, Sacerdote e Pastore. Ha voluto inserire in tutta l'azione pastorale ed evangelizzatrice uno spirito di amorevole comprensione, di umiltà, di servizio, fino al dono totale di se stessi. Ha voluto che il Vangelo fosse vissuto in povertà, nel distacco dai poteri terrestri, dai privilegi, nell'atteggiamento del pellegrino, totalmente disponibile" (Vaticano II, 40 anos depois, p. 48).

 

JOSÉ OSCAR BEOZZO



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