José Batista Gonçalves è avvocato della Commissione Pastorale della Terra (Cpt) di Marabá. Airton dos Reis Pereira è docente di Storia all'Universitá Federale di Marabá. Raimundo Gomez da Cruz Neto, sociologo e agronomo, dirige il Centro di educazione, ricerca e consulenza sindacale e popolare (Cepasp) di Marabá
Nella propaganda dei governanti le grandi imprese sono presentate come essenziali per lo sviluppo economico e tecnologico nazionale. In Amazzonia quelle minerarie sono beneficiate con infrastrutture (strade, ferrovie, idrovie, porti, energia), finanziate con denaro pubblico, crediti sussidiati, esenzioni fiscali, ecc. Controllano la "cosa pubblica", i principali mezzi di comunicazione e vasti territori, dove esercitano una gestione autonoma creando "enclaves" che incidono sull'ambiente e sull'organizzazione sociale. Per loro l'Amazzonia ha grande valore strategico, perché, controllandone le risorse e lo spazio, rafforzano la propria egemonia.
La crescita della produzione industriale negli ultimi anni e il conseguente aumento dei prezzi dei principali minerali sui mercati hanno provocato una corsa del capitale internazionale alle riserve minerarie esistenti. In Amazzonia sono decine i progetti estrattivi in atto e tanti altri in fase di avvio, risultato di una politica nazionale che fa del paese un mero fornitore di materie prime e lo assoggetta agli interessi del capitale internazionale. Sono progetti che di rado fanno crescere l'economia locale e provocano seri danni alle comunità rurali e all'ambiente.
DALLO SFRUTTAMENTO INDIVIDUALE ALL'INDUSTRIA ESTRATTIVA
Nell´Amazzonia brasiliana lo sfruttamento minerario non è recente: molti furono i garimpos di estrazione di oro e diamanti sulle rive dei fiumi Araguaia, Tocantins, Tapajós, Xingu e Madeira. Ci sono casi di "cicli" di estrazione aurifera, anche se isolati, già nel periodo coloniale, per esempio nell'Amapá e nel Mato Grosso. Ma dagli anni ‘50 questa pratica diventa intensiva soprattutto con la scoperta della provincia aurifera del medio Tapajós e di cassiterite in Rondonia e a São Félix do Xingu. Negli anni ‘80 l'estrazione dell'oro si intensifica negli stati del Pará, Roraima e Rondonia. Nel Pará i garimpos di Serra Pelada, Cumaru, Itatituba e Jacarecanga attraggono migliaia di garimpeiros di quasi tutto il Brasile.
Lo sfruttamento minerario in forma industriale inizia nel 1940 con l'estrazione del manganese da parte della compagnia Indústria e comércio de minérios S.A. (Icomi) nell'Amapá. Oggi questa pratica è più intensa e ha effetti particolarmente tragici per le comunità rurali in 4 grandi poli: Amapá, con l'estrazione di manganese, bauxite, caolino e oro; Ovest del Pará, con lo sfruttamento di bauxite da parte della Aluminium Limited of Canada (Alcan) e della Mineração Rio do Norte (Mrn); Carajás, con l'estrazione di ferro, manganese, rame, nichel e oro da parte di diverse imprese, tra cui la Companhia Vale do Rio Doce, più nota come Vale; Paragominas, con lo sfruttamento di bauxite e caolino da parte della Vale e della Pará Pigmento S.A.
L'Amazzonia ha un peso rilevante nel settore minerario brasiliano, data la presenza di diversi minerali che incidono sulla bilancia commerciale del paese e il Pará è il secondo maggiore Stato esportatore di minerali. Nel 2008 il Brasile è divenuto il primo produttore mondiale di niobio, il secondo di ferro, manganese e alluminio (bauxite) e il quinto di caolino e stagno. Lo Stato di Amazonas partecipa per il 12% al niobio estratto in Brasile e per il 60% allo stagno. Il Pará è il secondo Stato nella produzione di ferro, dopo Minas Gerais.
Nel 2009 dovrebbe aumentare molto l'estrazione di bauxite, rame, nichel, fosfato e ferro, data l'entrata in funzione delle miniere di rame e nichel della Vale nel Carajás, di quella di bauxite dell'Alcoa a Juruti e l'incremento dell'estrazione di ferro di Carajás da 96 (nel 2008) a 126 milioni di tonnellate.
LE CONSEGUENZE
L'estrazione e la trasformazione dei minerali in Amazzonia, attuate dalle principali imprese del ramo - Vale, Anglo American, Alcoa, Alumínio Brasil (Albras), Alumina Norte Brasil (Alunorte), Alcan, Rio Tinto, Mrn, Companhia Brasileira de Alumínio (Cba), Imery Rio Capim Caulim, Caulim da Amazônia, Icomi, Pará Pigmentos, Xtrata e Caraiba Metais - con incentivi dei governi regionali e federale, avviene di forma predatoria, cacciando le popolazioni tradizionali e degradando l'ambiente. Sono noti l'inquinamento dell'aria, del suolo e dei bacini idrici, oltre alla deforestazione, distruzione dell'habitat naturale, degli animali selvatici e dei siti archeologici. Le popolazioni locali non hanno la possibilità di discutere fattibilità, necessità e conseguenze di questi progetti.
L'attività mineraria destruttura le comunità locali (urbane e rurali), oltre a provocare la migrazione di migliaia di persone. Molta gente arriva da tutto il paese credendo che le attività di queste imprese miglioreranno la propria vita. È evidente l'aumento incontrollato della popolazione attorno ai siti minerari. Non solo i nuclei urbani prossimi a queste aree conoscono rapide e indesiderabili trasformazioni per l'incremento della popolazione, ma sorgono nuovi agglomerati. L'occupazione attesa non si materializza. Per sopravvivere molti si dedicano a lavori informali. Perciò tanti sono i lavoratori itineranti, con la vita segnata da precarietà e mobilità, e gli operai generici che lottano quotidianamente per la sopravvivenza. Ne derivano l'aumento della violenza, soprattutto degli omicidi, il commercio di droga, la prostituzione e gli incidenti stradali.
Un'inchiesta promossa dalla stessa Vale ha constatato che nel 2000 questa regione contava 334.386 abitanti, nel 2005 423.361 e nel 2010, se saranno realizzati tutti gli investimenti previsti, dovrebbe averne 817.268.
I migranti che arrivano quotidianamente - in maggioranza lavoratori poveri, analfabeti o di bassa scolarità, senza professionalità - formano nuovi quartieri (occupazioni) fatti di case spesso precarie, senza acqua corrente né fogne.
I popoli originari sono accerchiati non solo da latifondi e imprese dedite allo sfruttamento del legname, ma anche da quelle minerarie, che puntano a ottenere la liberazione per l'attività estrattiva delle terre indigene (22% del territorio amazzonico). Come esempio dei danni causati a questi popoli, nel sudest del Pará, gli indios Gaviões hanno avuto le loro terre attraversate dalla strada BR-222, dalla linea di alta tensione dell´Eletronorte e dalla ferrovia di Carajás. Presto parte del loro territorio sarà inondato dalla centrale idroelettrica di Marabá, sul fiume Tocantins. I Xikrins del Caeteté sono minacciati dal progetto Salobo di estrazione del rame della Vale nel comune di Marabá e dal progetto di estrazione del nichel nella Serra do Puma, a Ourilândia do Norte. Oltre all'impatto diretto sui popoli che abitano nella zona, sono seri i rischi di degrado ambientale con alterazioni significative per la biodiversitá.
D'altra parte le imprese approfittano della connivenza e sottomissione dello Stato nonché delle precarie condizioni in cui vive la maggioranza della popolazione per creare un ambiente favorevole al proprio insediamento, manipolando le coscienze col discorso dello sviluppo e del progresso facili. Questo discorso è fatto proprio dagli amministratori comunali, dai governatori degli Stati e, non di rado, da deputati influenti.
Una delle situazioni emblematiche che finora hanno provocato conseguenze negative all'ambiente e alla popolazione locale è lo sfruttamento del manganese nello Stato di Amapá. Dopo l'estrazione di quasi tutto il minerale, rimangono crateri profondi 170 metri. Sono enormi anche i depositi dei rifiuti minerali: si calcola che a Santana ne siano stoccate circa 70 mila tonnellate con percentuali di arsenico superiori a quelle presenti nel minerale in natura. La Fondazione Evandro Chagas di Belém, dopo innumerevoli esami di laboratorio, raccomanda l'immediato trasferimento di questi rifiuti per evitare contaminazioni alle persone o comunità vicine.
A Oriximiná gli scarti della lavorazione della bauxite da parte della Mnr hanno inquinato il lago di Batata. Nel sudest del Pará l'estrazione di oro nel fiume Bahia da parte della Vale ha provocato la dispersione di soda caustica e cianuro usati per separare il minerale dalla roccia primaria. Di recente i lavori di perforazione hanno inquinato le sorgenti d'acqua e danneggiato strade e recinti di filo spinato dei coloni del Progetto d'insediamento Cintura verde, nel comune di Marabá. L'impresa Burtirama S.A., situata nella stessa area di colonizzazione, ha contaminato le acque dei fiumi Bandeira e Grotão, con lo sfruttamento del manganese.
Nel 2003, la ditta Canico do Brasil, appartenente alla canadese Specific Scientific Cooperation Activities, impegnata nello sfruttamento del nichel a Ourilândoa do Norte, ha espulso 92 famiglie comprando illegalmente lotti nei progetti di colonizzazione Campos Altos e Tucumã, ha inquinato fiumi, danneggiato riserve forestali e devastato la comunità con le perforazioni. Nel 2006, la Vale ha acquistato il controllo del progetto continuando a causare danni ambientali, economici e sociali e ora chiede l'espulsione di altre 72 famiglie. La direzione nazionale dell'Istituto di colonizzazione e riforma agraria (Incra) è stata complice delle illegalità dell'impresa e assente rispetto alla difesa dei diritti dei lavoratori rurali.
Grazie alla Legge complementare n. 87, le compagnie minerarie operanti in Amazzonia sono esentate dal pagare l'imposta sulla circolazione delle merci e pagano ai municipi royalties estremamente basse (tra l'1 e 3% del fatturato liquido), che per di più tocca alle stesse aziende calcolare.
RESISTENZE
In quasi tutte le regioni in cui si sviluppano grandi progetti minerari i movimenti sociali, soprattutto contadini, hanno protestato in varie forme. Nella regione Guajarina, vicino a Belém, le comunità quilombolas del Jambuaçu, nel 2006, dopo molti giorni di mobilitazione, hanno distrutto una torre di trasmissione dell'energia elettrica della Vale per costringere l'impresa a negoziare coi contadini le compensazioni per i danni ambientali, sociali ed economici causati nel loro territorio dalla costruzione di un mineradotto che trasporta la bauxite da Paragominas a Barcarena.
Dal 2007 popoli indigeni e braccianti legati al Movimento dei lavoratori senza terra (Mst) hanno occupato più volte i binari della Ferrovia Ferro de Carajás, amministrata dalla Vale. Queste manifestazioni sono culminate nella nascita del Movimento dei lavoratori nell'attività estrattiva e nel lancio del "Manifesto della mobilitazione degli agricoltori di Marabá".
Nel gennaio del 2009, a Juruti, nel Pará, i lavoratori impiegati nell'estrazione e trasformazione di bauxite da parte dell'Alcoa hanno iniziato una dura lotta per i loro diritti, sfociata dopo una settimana in una trattativa tra operai e impresa che ha coinvolto organi statali e federali.
Se le popolazioni dell'Amazzonia e i movimenti sociali mostrano crescente coscienza dell'impatto dei progetti minerari, i leader e le organizzazioni sono sempre più oggetto di diffamazione, intimidazioni e criminalizzazione da parte di imprese, gruppi politici a esse legati, mass media e potere giudiziario. Per essersi schierato in difesa delle comunità indigene e contro la costruzione della idroelettrica di Belo Monte, il vescovo della Prelatura dello Xingu, mons. Erwin Kräutler, è stato minacciato di morte, tanto da doversi muovere costantemente sotto scorta militare. Nel 2008 il Tribunale federale di Marabá ha condannato l'avvocato della Cpt, José Batista Gonçalves, che difende lavoratori e dirigenti sotto processo per conflitti con la Vale, a 2 anni e 5 mesi di carcere, e in seguito tre leader contadini a circa € 20.000 di multa per aver partecipato ai blocchi della ferrovia Carajás.
JOSÉ BATISTA GONÇALVES
AIRTON DOS REIS PEREIRA
RAIMUNDO GOMEZ DA CRUZ NETO