Noi, vescovi del Pará e dell'Amapá, coordinatori di pastorale e rappresentanti di organismi e di programmi pastorali nella Regione Nord II della CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile), riuniti a Belém nella 32ª Assemblea Regionale di Pastorale dal 26 al 28 agosto 2009, abbiamo riflettuto sul tema "CEBs: Comunità di vita e missione".
Constatiamo con grande speranza che le nostre comunità sono vive, grazie all'ascolto e meditazione della Parola di Dio, e che, ispirandosi al progetto di Gesù, cercano di unire fede e vita, affrontando le sfide della realtà peculiare, socio-economica e ambientale, dell'Amazzonia. La mancanza di rispetto verso la natura e la sua distruzione sta minacciando la sopravvivenza umana nella nostra regione amazzonica.
Perciò ci rivolgiamo ai popoli dell'Amazzonia per condividere le angustie che affiggono tutti noi. Vogliamo mettere in risalto i grandi mali causati dal modello di sviluppo adottato, che privilegia coloro che detengono il potere politico ed economico, soprattutto nei luoghi più remoti della regione, lasciando la popolazione in balia del narcotraffico ed esposta a una totale insicurezza. La violenza, sia nel mondo rurale che in quello urbano, falcia ogni giorno la vita di centinaia di innocenti. Il popolo è oltraggiato nella sua dignità e i suoi più elementari diritti sono calpestati.
Tutte queste ferite sono causate dall'imposizione di un tipo di trasformazione della nostra società, in nome di uno sviluppo che è diventato opprimente, perché fa ripercuotere nelle nostre città e nelle nostre campagne i lamenti e i clamori dei popoli indigeni, delle popolazioni che vivono lungo i fiumi (ribeirinhos), dei discendenti dei quilombos (villaggi formati dagli schiavi neri che riuscirono a fuggire dai loro padroni), come anche degli immigrati e dei lavoratori, molti dei quali trattati come schiavi, e dei giovani disoccupati che chiedono aiuto. Molti di loro non temono di lottare per manifestare la loro opposizione ai progetti faraonici che distruggono l'ambiente e attentano alla vita, anche se per questo loro coraggio e iniziativa vengono considerati dei criminali.
Sappiamo che ogni motosega che taglia la nostra foresta amazzonica, ogni diga che interrompe il corso dei nostri fiumi, falcia e distrugge un po' la vita, le speranze e i sogni della nostra gente. Sempre più ci interroghiamo sul futuro dell'Amazzonia. Facciamo appello ai responsabili della politica e dell'economia affinché divengano coscienti della reale situazione nella quale questa regione si trova e facciano delle scelte in favore di uno sviluppo che miri a un'Amazzonia sostenibile e solidalmente condivisa. Continuiamo a opporci a un modello di sviluppo socialmente ingiusto e ambientalmente degradante.
Ripetiamo quello che abbiamo già affermato in occasione del IX incontro dei vescovi dell'Amazzonia svoltosi a Manaus (2007): "Il nostro popolo è vittima di una vera tirannia economica e politica. Vive nella paura, perché dipende dai posti di lavoro comunali" (n. 57). In quello stesso documento ci siamo riferiti anche "allo Stato che non si impegna a mantenere la sovranità dell'Amazzonia, lasciando che si trasformi in un corridoio di esportazione, di privatizzazione dell'acqua, di concessioni di sfruttamento minerario, del legname delle foreste e dell'agro-business" (n. 58). "Il popolo è deluso nel percepire che il suo diritto alla partecipazione, contemplato nella gestione pubblica, non viene rispettato" (n. 61).
In questo momento assistiamo con molta preoccupazione agli sviluppi del progetto della costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte. Ancora una grande opera che non tiene conto dei veri bisogni della popolazione e accendono appena l'ambizione di quelli che predicano uno sviluppo sicuramente passeggero e distruttivo. Sono previsti 1.522 Km2 di distruzione - 516 Km2 di area inondata e 1006 Km2 di area che diverrà arida con la deviazione definitiva della Grande Curva del fiume Xingu! Dopo la valanga iniziale di lavoratori in seguito ai dieci anni di costruzione, rimarranno forse 700 posti di lavoro.
Che sviluppo è questo che distrugge senza scrupoli l'habitat di popoli e di famiglie, la flora e la fauna? Questo mega-progetto, se concretizzato, lascerà migliaia di "progetti di vita" travolti dallo spostamento obbligato di innumerevoli famiglie che perderanno le loro case e la loro terra. Come in altri progetti, centinaia di adolescenti diventeranno vittime dello sfruttamento sessuale. Migliaia di lavoratori formeranno un esercito di riserva ammucchiato in baracche immonde e disumane nelle vicinanze dei cantieri di lavoro. I popoli indigeni e le comunità tradizionali, secolarmente perseguitati e decimati, riceveranno il colpo fatale perdendo i loro territori e le risorse naturali - e soprattutto la cara terra dei loro riti e miti, dove giacciono sepolti i loro antenati. Risuona alle nostre orecchie il grido di un indio kayapό: "Cosa ne sarà dei nostri bambini?".
Prima è toccato ai fiumi Tocantins, Araguaia...; poi Uatamã, Madeira, Xingu...; in seguito, Tapajós e Trombetas... Il bacino amazzonico è la maggior riserva di acqua dolce e di vita del pianeta ed è penosamente dilaniato dallo sbarramento dei fiumi, dalla ricerca sfrenata di ricchezza e di sviluppo a qualsiasi prezzo. La realizzazione di questo insano progetto avviene sotto gli occhi e il patrocinio dei poteri pubblici costituiti che governano, voltando le spalle alle legittime aspirazioni del popolo e privilegiando una minoranza che sogna di arricchirsi mettendo i propri artigli sulle ricchezze della regione amazzonica.
Non possiamo stare zitti di fronte alla minaccia che incombe sulla vita dei nostri fratelli e sorelle, all'imprevidenza e imprevedibilità che dominano questi progetti, alla disinformazione che sembra favorire il silenzio della nostra società sulle azioni e sui progetti di così grande gravità.
Motivati dallo spirito profetico di Gesù e solidali con il nostro popolo, che non è ascoltato, chiediamo al Dio della giustizia che ci doni coraggio e fermezza nella nostra missione. Crediamo che il progetto del Dio della comunione e della partecipazione continui vivo nelle nostre comunità ecclesiali di base.
Chiediamo alla Nostra Signora di Nazaret che interceda per il suo popolo.
Belém, 28 agosto 2009
I VESCOVI DEL PARÁ E DELL'AMAPÁ