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Novembre 2009
La Chiesa in Amazzonia
Creatività, dinamismo e vitalità  di: Claudio Perani


Padre Claudio Perani, gesuita italiano scomparso nel 2008 a 76 anni, era giunto in Brasile nel 1962 e faceva parte del "Servizio di azione, riflessione ed educazione sociale" (Sares) di Manaus, un centro interistituzionale creato da diverse congregazioni, promuovendo una "pastorale di liberazione inculturata", potenziale "nucleo di una politica nuova, alternativa al progetto distruttivo ed escludente".

 

L'Amazzonia è vista generalmente come un luogo di grandi ricchezze, tradizioni folcloriche, paesaggi meravigliosi, anche se i suoi abitanti, con la loro storia e le loro culture, sono dimenticati. Qualcosa di analogo accade con la Chiesa amazzonica.

Sociologi più lucidi ritengono però che dall'Amazzonia possano venire risposte ai più gravi problemi della società mondiale. Allo stesso modo la Chiesa amazzonica potrà contribuire a rispondere meglio alle sfide attuali dell'evangelizzazione del mondo.

 

NUOVE STRUTTURE ECCLESIALI

 

La Chiesa si insedia in Amazzonia all'epoca della cosiddetta "romanizzazione", nel XIX secolo, attraverso l'invio in loco di varie congregazioni religiose per fondarvi delle prelature divenute in breve tempo diocesi. Tali congregazioni trovarono un popolo che sapeva mantenere e trasmettere la propria fede, soprattutto attraverso i laici e le laiche, essendo il numero dei preti abbastanza ridotto. Siccome non c'erano grandi strutture che permettessero una vita sociale e religiosa più sviluppata, i missionari dovettero fondare e organizzare non solo chiese locali e strutture pastorali, ma aeroporti, collegi, ospedali. Cosa che fu possibile importando personale, materiali e progetti, che, evidentemente, si ispiravano a modelli stranieri di società e di Chiesa. Fu certo una politica necessaria e provvidenziale, ma comportò la fondazione di una Chiesa con strutture pesanti, che però non decideva localmente.

Anni fa nelle diocesi e prelature dell'Amazzonia si iniziò un rinnovamento strutturale, difficile ma reale e promettente. Sono state rinnovate le pastorali tradizionali e introdotte delle nuove, in previsione di una maggior snellezza e flessibilità. Si è investito nella formazione di operatori pastorali, creando seminari e noviziati, centri di riflessione filosofica e teologica nonché strutture che permettessero decisioni interne, non dipendenti in tutto da fuori. È stato rotto il monopolio esercitato da una congregazione in ogni prelatura, realizzando una nuova presenza ecclesiale più diversificata. Riassumendo, sono state fondate Chiese locali più autonome.

Altra novità interessante è stato l'incontro dei 31 vescovi della regione amazzonica del Brasile realizzato il 7-9 ottobre 2004 a Manaus. Nel documento finale affermano: "Abbiamo aperto i nostri occhi sulle immense possibilità che questi territori hanno per il rafforzamento di nuovi modelli di associazione tra gli Stati e altre organizzazioni nazionali. Al contempo abbiamo scoperto nuove vie per la realizzazione di un modello pastorale complesso e unitario, in rete, che contemporaneamente ci renda partecipi di processi di sviluppo umano miranti a dare dignità agli oltre 21 milioni di uomini e donne che abitano qui".

Il nuovo modello di pastorale si è già tradotto in iniziative concrete, come il primo Incontro di pastorale della mobilità umana nella triplice frontiera tra Perú, Colombia e Brasile nel febbraio del 2005. Uno dei partecipanti diceva: "Gli Stati nazionali nella versione classica sono in crisi. L'umanità di oggi esige nuove configurazioni e relazioni tra i paesi. La nostra responsabilità come Chiesa è grande nell'umanizzare le relazioni in queste regioni di frontiera. Dobbiamo essere propositivi e audacemente profetici nel servizio solidale ai nostri fratelli migranti". È stata costituita una Commissione interdiocesana di pastorale della mobilità umana per concretare le varie proposte presentate nell'incontro.

 

COMUNITÀ ECCLESIALI E MOVIMENTI

 

Le comunità ecclesiali di base sono la grande novità della Chiesa in Amazzonia. Sono numerosissime, sparse per tutto il territorio, nell'interno, lungo i fiumi, nei villaggi, nelle città piccole e medie, nelle grandi periferie urbane.

Sono composte da donne, uomini e molti giovani che si riuniscono per celebrare, commentare la Parola di Dio, organizzare la catechesi, sviluppare le differenti pastorali sociali.

Col sorgere di queste comunità cambia la struttura parrocchiale. In molti casi non si parla più di parrocchia, ma di una rete di comunità con autonomia e vita propria. È un modo di decentrare il potere della parrocchia e, con questo, del parroco che non ha più condizioni per accompagnare con presenza costante tutte le comunità. Siamo davanti a un modello di Chiesa meno piramidale e più circolare, modello promettente per reinterpretare il senso evangelico dell'autorità e favorire il processo d'inculturazione. Questo è stato ed è reso possibile dall'iniziativa di molti laici e laiche che hanno fondato nuove comunità, le animano e coordinano.

Le comunità, pur essendo molte, rappresentano sempre una minoranza del popolo. Sono le feste religiose che mobilitano le grandi masse. Tipico esempio è il "Círio di Nazaré" a Belém, che mobilita oltre un milione di persone, ricchi e poveri, cattolici e protestanti. Rappresenta un cristianesimo specifico, amazzonico, autonomo, ancorato all'etica della solidarietà, della resistenza e dell'onestà. Né possiamo dimenticare i movimenti carismatici cattolici ben sviluppati e attivi, soprattutto nelle città e nel ceto medio. Anch'essi sono promossi da laici, riuscendo a mobilitare molte persone e dando un volto più autonomo e locale alla Chiesa.

 

LAICI E LAICHE

 

In Amazzonia laici e laiche hanno un'importanza fondamentale nella vita della Chiesa. Grazie a loro sopravvivono migliaia di comunità. Hanno una conoscenza di base grazie alla sapienza della vita e all'iniziazione alla fede ricevuta in famiglia o nelle comunità. Cercano di perfezionarla in seminari e corsi. Soprattutto hanno quella qualità dei "piccoli" che Gesù considerava fondamentale per comprendere la rivelazione del Padre.

È una situazione nuova nella Chiesa. Questo fatto deve essere riconosciuto come segno concreto dell'azione dello Spirito e non considerato solo come conseguenza della mancanza di preti, sebbene ciò l'abbia condizionato e favorito.

La conferenza dei vescovi della regione Norte I ha promulgato un interessante documento nella sua XXXI Assemblea del 1998, Missione e ministero dei laici e delle laiche cristiani in risposta alle necessità della Chiesa in Amazzonia. Il documento, dopo aver affermato che le parrocchie e le aree missionarie sono costituite da una "rete di comunità", ammette la possibilità che esse siano coordinate da diaconi, religiose o laici/che, mentre il presbitero, chiamato "parroco episcopale", avrebbe una funzione di animatore e coordinatore generale di varie parrocchie. Di fatto, l'espressione che è rimasta non è stata "parroco episcopale", ma "presbitero d'appoggio".

I ministeri e servizi dei laici sono divisi in servizi dell'unità, della fede (della Parola e delle celebrazioni) e della carità. Il documento presenta i criteri per la scelta dei ministri laici, le esigenze di una buona formazione e la questione della remunerazione. Termina affermando la necessità che vescovi e preti reinterpretino il proprio sacerdozio al servizio del sacerdozio comune dei fedeli e rivedano la concezione della parrocchia, che si deve trasformare davvero in una rete di comunità, in un centro di coordinamento e animazione di comunità, gruppi e movimenti.

Il documento è stato elaborato a partire dalla realtà già esistente in Amazzonia. Certo, ci sono molte resistenze al nuovo modello e strutture tradizionali che permangono. Ma il cammino è tracciato: si tratta di riconoscerlo e appoggiarlo.

 

LE PASTORALI SOCIALI

 

In Amazzonia sono presenti varie pastorali sociali: la Caritas, la pastorale della salute, dei minori, dei diritti umani. In particolare il Consiglio indigenista missionario promuove il protagonismo degli indios, la difesa delle loro terre, la formazione di missionari e indigeni, il dialogo interculturale e interreligioso. Oltre a denunciare all'opinione pubblica la situazione attuale dei popoli indigeni, è riuscito a rafforzarne l'autostima e l'organizzazione. Attualmente esistono più di 180 associazioni indigene locali, statali, regionali, autonome. Inoltre, la Commissione pastorale della terra sostiene la lotta dei braccianti e delle popolazioni che vivono sui fiumi, è solidale coi contadini che difendono le proprie terre, coi senza terra che occupano nuovi spazi e coi lavoratori schiavi delle grandi aziende agricole.

 

INCULTURAZIONE

 

Grande è la sensibilità per il tema dell'inculturazione, anche se non è facile ottenere mutamenti significativi. C'è uno sforzo per sapere ascoltare, comprende l'altro, non dire molte cose, ripensare ciò che si ha nella testa. Per alcuni può essere più difficile, perché incontrano contemporaneamente varie culture: rivieraschi, indigeni, migranti di varia origine. Grande è la diversità delle culture presenti in Amazzonia.

L'annuncio del Vangelo è fatto in diverse forme, secondo la cultura. Ci sono settori popolari già evangelizzati che chiedono il battesimo e ci sono popoli indigeni che non sono cristiani. Con questi ultimi si rispetta ciò che è sacro in ogni popolo. È più un'evangelizzazione di presenza, favorendo la vita e la cultura del popolo e testimoniando il Dio della vita. Prevale l'atteggiamento di dialogo, cercando di andare incontro al vissuto religioso altrui, senza perdere la propria identità e rispettando le differenze. C'è un lavoro sociale nel campo della salute, dell'educazione e della promozione umana.

Con i popoli o gruppi già evangelizzati si intravedono due linee: a) quella dell'inserzione, che cerca la prossimità coi più poveri, adottandone, per quanto possibile, lo stile di vita, visitando le famiglie, condividendo e animando la vita quotidiana; b) quella della religiosità popolare, attraverso gli incontri biblici, l'organizzazione della comunità, i sacramenti e l'impegno sociale.

 

DOCUMENTI ECCLESIALI

 

Due documenti importanti dei vescovi dell'Amazzonia hanno attualizzato per la regione gli orientamenti del Vaticano II e di Medellín (1968): Linee prioritarie della pastorale dell'Amazzonia" (Santarém 1972) e La Chiesa si fa carne e pianta la sua tenda in Amazzonia (Manaus 1997).

Il primo sottolinea due direttrici fondamentali: incarnazione nella realtà ed evangelizzazione liberatrice. Presenta un modello di Chiesa più ministeriale e si apre a un'evangelizzazione che vuole abbracciare armoniosamente l'individuo e la società. Questo documento ha favorito la crescita di una Chiesa con volto amazzonico. Ma ha dovuto affrontare grandi resistenze, sia in ambito popolare, per una tradizione religiosa secolare, sia tra la gerarchia per il peso della struttura esistente. È proseguita una grande dipendenza dall'esterno, soprattutto dal sud del paese; formazione e consulenze seguivano modelli esterni; le decisione nell'ambito delle congregazioni religiose continuavano, nella maggioranza dei casi, ad essere prese fuori dall'Amazzonia. Ma il processo di rinnovamento era irreversibilmente iniziato.

Negli anni '90, quando la lotta del popolo per sopravvivere è divenuta più difficile e sono sorte nuove problematiche socioeconomiche nonché una grande varietà di opzioni religiose, i vescovi hanno pubblicato il secondo documento, che, oltre a considerare quello di Santarém un sorta di "certificato di nascita della Chiesa in Amazzonia, come tale", lo richiama già nel titolo: Chiesa che si fa "carne" ricorda la "incarnazione" e la fragilità della Chiesa; "piantare la tenda" evoca la prospettiva di leggerezza e mobilità del suo intervento. Questo è stato confermato affermando il desiderio di un "volto di una Chiesa più missionaria, povera e pasquale, spogliata di mezzi di potere e luogo di comunione aperta a tutta l'umanità".

Nel delineare il volto della Chiesa desiderata, i vescovi vogliono che sia discepola della Parola, testimone del dialogo, serva e difensora della vita e sorella della creazione. Le nuove prospettive evangelizzatrici sono: inculturazione, cittadinanza, formazione e annuncio (centralità della Parola). Sono così confermate le due direttrici fondamentali dell'incarnazione e dell'evangelizzazione liberatrice.

Oggi quella in Amazzonia è una Chiesa più autonoma a creativa, con molta partecipazione dei suoi membri, in cui il clero non è l'attore principale; una Chiesa popolare, con molta pedagogia propria, capace di alimentare in ogni momento la fede e la vita. Sempre ritenuta in ritardo e con poca fede, dovendo dipendere dall'aiuto esterno, essa può fornire soluzioni creative a tutte le Chiese sorelle.

 

CLAUDIO PERANI



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